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LA TRAMA:

All’ambasciata parigina del Pontevedro sta arrivando la Signora Hanna Glawari, giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte. L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino alla vedova per conservare i milioni di dote della signora in patria, così prova, insieme al Cancelliere d’Ambasciata Njegus, a tentano di convincere il Conte Danilo a sposare la vedova, ma lui rifiuta poiché tra lui e Hanna c’era stata una storia d’amore finita a causa dell’opposizione di uno zio di lui. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, fa di tutto per farlo ingelosire. Tutto sembra compromesso quando Danilo sorprende Hanna con Camille de Rossillon, che è in realtà l’amante della moglie del Barone Zeta. Fortunatamente Njegus riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Hanna e Danilo il loro reciproco amore. Vivacità ed eleganza, situazioni comiche e romantiche, balli alla moda per l’epoca caratterizzano la vicenda, dove la figura femminile viene rappresentata con leggerezza e buon umore, sotto gli occhi ammirati e languidi degli uomini che ad un certo punto cantano «È scabroso le donne studiar, son dell’uomo la disperazion...» mostrando bonaria rassegnazione nei confronti delle astuzie muliebri. Siamo in piena belle époque e, proprio in questo periodo, le donne iniziano a far valere i propri diritti in ogni ambito sociale. Nell’operetta però non c’è alcuna traccia di questa emancipazione, anche se Hanna Glawari potrebbe incarnare lo stereotipo di donna libera e intraprendente. Per questo motivo, proprio sul finale dello spettacolo, lo sguardo viene rivolto alle donne, celebrate in poesia e in musica con le loro fragilità, fatte di grandi sogni, speranze e disillusioni, sempre attente ad affermare la propria dignità e a lottare contro ogni forma di sopraffazione.


Pubblicata il 29 maggio 2017